Caro Matteo
Caro Presidente del Consiglio,
anzi Caro Matteo (diamoci pure del tu come piace a te, politico social, visto che siamo quasi coetanei),
leggo su molti quotidiani ricostruzioni, retroscena, gossip che riguarderebbero le imminenti ritorsioni contro i dissidenti, auspicando un codice di comportamento, una sorta di codice di obbedienza, per i membri del tuo partito.
Ora, Matteo, a me dei codici interni del tuo partito importa veramente poco: anzi direi nulla, visto che dopo un’iniziale tentazione di tesserarmi, ho preferito semplicemente partecipare alla vita democratica del PD e del centrosinistra votando alle primarie, libero da tessere per poter esprimere più tranquillamente le mie opinioni su queste pagine e su tutti gli strumenti di informazione che le nuove tecnologie ci forniscono.
Tuttavia, il risultato delle elezioni regionali, che continuate a far finta di leggere come più vi fa comodo, a un uomo della tua esperienza politica (soprattutto elettorale) dovrebbe far saltare il sedere dalla sedia e anziché additare Bersani, Bindi e Civati ( a scanso di equivoci non me ne frega in questo momento nulla di qualunque minoranza del tuo partito, interna o già fuoriscita) sarebbe credo opportuno avviare una discussione più intima, quasi di coscienza con te stesso e poi successivamente con il gruppo del tuo “giglio magico”, gruppo che credo tanti errori stia commettendo e molti ne sta facendo compiere anche a te.
Vedi, Matteo, sin dalla scuola elementare ci hanno insegnato a non confrontare mele con pere e quindi sono ragionevolmente onesto nel dire che le elezioni regionali si sono sostanzialmente concluse con un pareggio visto che con il centrodestra vi siete scambiati una regione (a voi la Campania e a loro la Liguria). Ma in Politica – mi insegni – non funziona tutto aritmeticamente: il fatto che il partito da te guidato in prima linea anche in questa campagna elettorale, sebbene ti sia immediatamente preoccupato di sparire dai radar televisivi per 48 ore dopo i risultati, abbia subito un’enorme emorragia di voti, non tanto rispetto alle Europee (suvvia il 41% era oggettivamente troppo in un Paese dove ogni due persone si formano tre partiti!) quanto soprattutto in confronto alle Politiche del 2013 e alle stesse amministrative di cinque anni fa, dovrebbe destare qualche preoccupazione. Attenzione, Matteo, non per arrivare alla facile conclusione che il partito guidato dal tuo predecessore Bersani fosse più forte del tuo (quelle sono battute buone per Twitter!): questa sarebbe una lettura fin troppo semplificata di una realtà che – temo – per il PD e per il centrosinistra sia invece molto più complicata di quanto appaia. Il problema è che questi voti, in massima parte progressisti, non vanno da nessuna altra parte. Non a sinistra, non a destra, non fra i grillini: semplicemente restano fuori perché questi elettori non vogliono più partecipare al gioco democratico, non hanno più intenzione di farsi complici di scelte che ormai non si condividono più, non sentono più l’appartenenza a una comunità, non accettano più di dover digerire ogni cosa che arrivi dall’alto.
Questi sono voti pensanti, caro Matteo, anche se non so quanto possano essere pesanti: già lo scorso anno, a leggere bene i risultati delle Europee, avresti dovuto accorgerti che il grande risultato percentuale era più frutto di uno spappolamento del centrodestra, e della compagnia di giro di Berlusconi, che di un consenso in enorme crescita del Partito Democratico. Perché vedi, Matteo, quelli come me, quelli che tu da oltre un anno accusi, insulti, osteggi, attacchi in ogni occasione pubblica, televisiva o sociale che sia, hanno un pessimo vizio: quello di votare non soltanto il meno peggio (che fino allo scorso anno eri tu e il tuo partito), ma soprattutto farlo secondo idee e ideali, valori e fondamenti, di quello che per loro significhi essere di sinistra. Queste donne e questi uomini, che tu hai definito gufi, rosiconi, conservatori, non aspettano di votare a seconda di quello che Bersani, D’Alema, Bindi o Prodi invitano a fare. Lo fanno quasi sempre dopo essersi arrovellati, attorcigliati le budella fino a sentire il dolore fisico per la scelta che si troveranno a compiere dentro la cabina elettorale.
Ecco, Matteo, fossi in te, prima di pensare di buttare fuori dal partito i fondatori dello stesso, prima di scrivere assurdi e infantili codici di comportamento, io mi preoccuperei più di come fare a recuperare queste croci sulle schede elettorali, i voti di quelle persone – come me – che pur non condividendo per nulla la tua ascesa alla guida del partito hanno ponderatamente pensato che comunque un voto andava espresso. Se fossi in te sarei spaventato dal fatto che elettori, commentatori, militanti di sincera estrazione progressista e di sinistra non si sentano più rappresentati dal partito che tu dirigi e non certo perché hai preso il potere con poco stile. E nemmeno perché sei un maleducato di talento, come ti ha definito De Bortoli. E neanche – pensa – perché gestisci in maniera arrogante il rapporto del Governo con il Parlamento, con l’opposizione, con chiunque esprima un’opinione difforme alla tua.
Semplicemente questi elettori di sinistra non si sentono più rappresentati da un partito che non viene più percepito portatore dei loro valori e dei loro interessi legittimi. Perché la politica – correggimi se sbaglio Matteo – è anche scontro di interessi, legittimi, tanto quanto i tuoi: le politiche affrontate dal tuo Governo, per le quali come ami dire “vi hai messo la faccia”, non sono state di certo in linea con cosa molti elettori intendano per sinistra e d’altronde basta leggere le reazioni di giubilo di Sacconi e Alfano, per non parlare della morbidezza dell’opposizione di Forza Italia, per averne conferma.
Ecco, Matteo, tu che sei segretario di un partito che sulla carta dovrebbe essere di sinistra; tu che guidi un partito che hai lodevolmente condotto dentro il Partito Socialista Europeo; tu che sei al Governo di una coalizione che dovrebbe essere pur sempre di centro-centrosinistra; ecco tu sei l’unico che può scogliere il dubbio: lo vuoi o non lo vuoi recuperare il voto mio e di tanti che come me chiedono al PD di guidare serie riforme di sinistra? Pensi che possa ancora bastare il tuo urlo “sciacquatevi la bocca quando parlate di Berlinguer!” dello scorso anno in Piazza del Popolo a Roma contro i grillini per continuare a intercettare il voto di sinistra?
Sei liberissimo di continuare a seguire la strada liberista del Jobs Act, togliendo ancora diritti ai lavoratori, oppure continuare ad attaccare i blocchi di riferimento quali i sindacati e il mondo della scuola; puoi continuare a posticipare a babbo morto la lotta all’evasione, magari raschiando un altro po’ nella giungla di detrazioni e deduzioni che un po’ di ossigeno danno ai lavoratori dipendenti; prosegui pure nel tuo disegno costituzionale di istituzioni a tua immagine e somiglianza, nella tua riforma scolastica, nella tua idea di meritocrazia quasi darwiniana senza paracadute, nella tua idea di politica meramente comunicativa (oltre alla mimetica e alla playstation, per imitare la politica americana c’è ancora il golf di Obama e il sax di Clinton): fa’ pure.
Ma quando fra qualche anno alle politiche, alle europee, alle amministrative ti troverai il partito ancora più sgonfio; quando ti dovrai confrontare con Salvini e Grillo che invece sul territorio stanno lavorando egregiamente e tu invece ti dovrai accontentare di uno studio in un talk show perché i circoli sono vuoti di idee e di persone, allora caro Matteo ti chiedo soltanto di non insultarci ulteriormente. Abbiamo già dato con Berlusconi, il primo a dare la colpa agli elettori perché non capivano come votare!
Non potrai quindi dire di non essertene accorto che gli elettori di sinistra se ne stavano andando via dalla loro casa, che preferivano una vita da homeless piuttosto che vivere nella gabbia che tu gentilmente offrivi loro.
Non potrai accusare nessuno perché proprio in questi giorni in molti te lo stanno/stiamo dicendo.
Sei stato avvertito.
(photo credit: Palazzo Chigi, account ufficiale su Flickr)