Quelli che il Fatto
Il Fatto Quotidiano nasce nel 2009 per iniziativa di Antonio Padellaro che ne è direttore responsabile. Vice direttore del Fatto è Marco Travaglio ed è – possiamo dirlo senza ironia – il giornale di riferimento degli indignati, degli schifati dal berlusconismo, sin dagli albori. Nasce nell’autunno di quattro anni fa e subito si fa notare come un giornale che si basa soltanto sulla fidelizzazione degli abbonati, rifiuta ogni finanziamento pubblico e pubblicizza tale virtù proprio nella testata e si pone alla testa di una radicalizzazione forte dello scontro fra destra e sinistra. Appoggia prima la sinistra più radicale, si autodefinisce da sempre dalla parte dei giudici, appoggia i movimenti più radicali, dai Cinque Stelle (Travaglio è una specie di icona vivente per Grillo e i suoi e per molto tempo viene ospitato nelle sue riflessioni settimanali proprio dal blog del comico genovese) a Ingroia.
Come noto, nel conflitto di attribuzioni sollevato dal Colle contro la Procura di Palermo, in merito alle famose intercettazioni Mancino-Napolitano si schiera dalla parte dei giudici siciliani e addirittura – per bocca del suo vice direttore – accusa la Consulta con argomenti simili a quelli di Berlusconi.
È un giornale ultra critico nei confronti di Giorgio Napolitano, non passa giorno senza che un titolo o un editoriale non attacchi il Presidente della Repubblica, reo – a loro avviso – di non contrastare abbastanza il Cavaliere e addirittura di essere stato silente di fronte alle leggi ad personam che il Cavaliere si è fatto approvare dal Parlamento.
Questo quotidiano viene letto moltissimo dai radical chic, da quelli che magari non hanno mai saputo chi fosse Stefano Rodotà ma una volta segnalato da Grillo e quindi poi cavalcato dal Fatto, hanno scoperto le virtù civiche dell’insigne giurista, spacciandolo persino come nuovo, un uomo che entrò a Montecitorio la prima volta quando io ancora frequentavo la terza elementare.
Purtroppo c’è chi legge solo ed esclusivamente il Fatto, o la sua versione web ilfattoquotidiano.it per cui sposando completamente la tesi del quotidiano hanno concluso che il vero responsabile delle leggi ad personam di Berlusconi è Giorgio Napolitano, che ha firmato di tutto (così raccontano) e non ha mai rimandato alle Camere alcunché.
Ora posto che nel sistema costituzionale italiano il Presidente della Repubblica non ha potere di veto e già la cosiddetta moral suasion è border line, una volta rinviata alle Camere una legge, per ragioni di manifesta incostituzionalità, qualora il Parlamento – sovrano – dovesse riapprovarla tale e quale il Capo dello Stato non potrebbe far altro che promulgarla, con l’effetto peraltro di trovarsi nel bel mezzo di uno scontro con un altro potere dello Stato.
Ora per carità possiamo pure credere a Babbo Natale e alla Befana, quindi prendere per oro colato ciò che Padellaro e Travaglio sostengono è anche possibile. D’altronde in Parlamento c’è stato chi ha sostenuto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, quindi in questo Paese può capitare di tutto.
Poi però, se ci prendessimo la briga di verificare le fonti, come chiunque ormai può fare anche superficialmente spulciando wikipedia, si accorgerebbe che le tristemente famose leggi ad personam furono nella quasi totalità approvate nella legislatura 2001-2006, quando il Capo dello Stato era Carlo Azeglio Ciampi. Ma evidentemente le amnesie non colpiscono soltanto gli elettori ma anche giornalisti, vice direttori e direttori, che probabilmente sostengono che l’origine del mondo sia coincidente proprio con la fondazione del loro quotidiano.
E via tutti a ripetere che Napolitano non ha fatto nulla per arginare Berlusconi e le sue leggi. Peraltro l’unica legge ad personam del Cavaliere, durante il settennato di Napolitano, fu il cosiddetto Lodo Alfano, riproposizione in altra salsa del Lodo Schifani sull’improcedibilità penale delle Alte Cariche dello Stato. La cosa più incredibile che proprio la Consulta, quando dichiarò il Lodo Alfano incostituzionale non lo dichiarò completamente nullo, abrogandolo quindi dal novero delle leggi, ma ne salvo una parte. Quindi il Presidente della Repubblica, sempre a norma della Costituzione repubblicana e non travagliesca, su quali basi di manifesta incostituzionalità avrebbe potuto rinviare alle Camere la legge?
Inoltre ci fu una volta nella quale Napolitano si oppose a Berlusconi e fu sul cosiddetto Decreto Englaro, quando il Capo dello Stato si rifiutò di firmare il Decreto Legge perché non ravvisava gli elementi di urgenza previsti dalla Costituzione affinché il Potere Esecutivo si possa sostituire a quello Legislativo. Ma al Fatto non lo ricordano, forse perché fa loro comodo continuare a diffondere la solita solfa di un Presidente che si piega di fronte a Berlusconi o peggio da cui Berlusconi si sente garantito.
Ora per carità Giorgio Napolitano sarà come dicono loro il peggior presidente della Repubblica che abbiamo avuto (ripeto, forse perché per loro l’anno zero è l’anno di fondazione del quotidiano) ma ogni tanto informarsi per formarsi farebbe bene, no? Anche perché se il metro sono le leggi ad personam, se Napolitano è il peggior, che dovremmo dire di Carlo Azeglio Ciampi?
p.s. A scanso di equivoci: sia Napolitano che Ciampi per me sono stati tra i migliori presidenti che il nostro Paese abbia mai avuto, almeno fra quelli che ho conosciuto io, dopo Sandro Pertini, ovviamente.