L’Ingegnere Noreen

 In POLITICA

Noreen KrallLa signora che vedete a sinistra si chiama Noreen Krall ed è Chief Patent Litigator, noi diremmo la Direttrice per i Contenziosi sui Brevetti. per Apple.

È la donna che guida Apple nella guerra termonucleare (cit. Walter Isaacson, Steve Jobs, Mondadori) contro Google e Samsung (per Android), a causa delle violazioni di un gran numero di brevetti della casa di Cupertino.

Vorrei tranquillizzare tutti: non è l’ennesimo post del solito fanatico dei prodotti della Mela, quello che è schiavo del design dell’azienda fondata da Jobs e che non riesce a vedere l’intrinseca bontà dei prodotti Open Source, gratuiti, perfetti e meravigliosamente funzionanti.

No, parlo di questa bella e sorridente signora perché è fondamentalmente una mia collega: ha infatti conseguito una laurea di primo livello (il Bachelor Degree) in Ingegneria Elettrica presso il Manhattan College, poi una laurea di secondo livello (il Masters Degree) in Informatica (Computer Science) presso lo Iona College e infine ha ottenuto un Dottorato in Legge (Juris Doctor) dall’Università di Denver, Colorado.

Ora io so bene che il sistema dell’istruzione statunitense è profondamente diverso dal nostro e nemmeno molto paragonabile, ma vi immaginate nella società italiana, quella dove un dottore non lo si nega a nessuno, che un Ingegnere dell’Informazione (questo è alla fine il titolo di studio della signora Krall, sommando le due lauree dei primi due livelli) si iscriva ad un corso di legge per occuparsi di affari legali, di contenziosi, di ricorsi e carte bollate, di brevetti e diritti d’autore?

In Italia storcerebbero il naso in molte aziende (e in molte famiglie), diffidando di una persona che all’uscita dalla scuola superiore sceglie studi profondamente tecnici (misteriosi e magici per i più) e poi decide di specializzarsi in ultima istanza in legge.

Negli Stati Uniti, dove i biglietti da visita sono francamente anche ridicoli con la loro successione di acronimi (gli americani sono ossessionati dagli acronimi, basti pensare che il Presidente ha un acronimo POTUS che a me fa venire in mente un cartoon), questo è perfettamente normale. D’altronde pensare che un ragazzo a 17-18 anni abbia proprio tutte le idee chiare per il proprio futuro universitario mi sembra anche un tantino velleitario.

Soprattutto trovo molto interessante questo poter assecondare due aspetti delle proprie inclinazioni, quello della curiosità scientifico-tecnologica incarnato dagli studi in ingegneria/informatica, e quello degli studi più umanistici e procedurali: nel nostro Paese invece il titolo di studio è visto come un traguardo, tanto che quel pezzo di carta rappresenta quasi uno status symbol per chi ci arriva.

E infatti se poi ad esempio un laureato in Ingegneria, magari con un buon posto di lavoro, in una robusta impresa con dei solidi azionisti, trova troppo stretto l’abito che gli è stato cucito addosso e prova a farsene uno nuovo, ecco che viene visto più come un alieno che come un imprenditore di se stesso e alla continua ricerca di se stesso, specialmente preoccupato di rimanere fino a settanta anni prigioniero di quel vestito.

Si cerca quindi di non incoraggiarlo ma nemmeno ovviamente di scoraggiarlo: semplicemente lo si ignora, sia per evitare che un incoraggiamento troppo spinto gli possa far lasciare un posto di lavoro sicuro (coi tempi che corrono e secondo il famoso detto sulla strada vecchia e la strada nuova sembra impossibile – alla maggior parte della gente – come non si possa non amare un posto di lavoro sicuro), sia per non sentirsi complice qualora malauguratamente le cose poi si dovessero mettere male!

Così anche nei rapporti familiari e amicali si rimane come nel resto delle relazioni sociali del nostro Paese: impaludati.

Gattopardescamente.

Democristianamente.

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