L’estate e i Giochi

 In SPORT

Alla faccia del Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Gianfranco Polilloragioniere ad honorem dei lavoratori italiani, oggi pomeriggio chiudo baracca e burattini per quasi un mesetto, godendomi quello spettacolo che ogni quattro anni guardo, come un tossicodipendente, e che sono i Giochi Olimpici.

Sono stato contagiato dalla passione per lo sport cosiddetto minore dal mio amatissimo nonno Turi, un passato da saltatore con l’asta nell’Italia mussoliniana, dove ovviamente il culto del fisico era enorme.

Cominciai a seguire le Olimpiadi nel 1980, con l’edizione sovietica di Mosca, e ho un bellissimo ricordo della straordinaria rimonta di Pietro Mennea nell’ultima corsia della pista moscovita.

E come non ricordare quattro anni dopo Los Angeles, con Carl Lewis che fece incetta di ori e di record, con le notti trascorse davanti alla TV insieme al mio fraterno cuginetto Giovanni.

Poi, crescendo, Seul con lo scandalo Johnson e con i primi giochi con le nazioni al completo, senza sapere che quelle sarebbero state le ultime Olimpiadi con il mondo diviso in due, fra Occidente ed Oriente, senza ancora le potenze emergenti, con gli americani a fare da padroni. Poi arrivò il 1992 e il ricordo, oltre che per la nostra stupenda pallanuoto, fu tutto per il Dream Team. Non saprei se la squadra a stelle e strisce di quest’anno, guidata da quello straordinario atleta che è Kobe Bryant, sia più forte del quintetto originale da sogno, ma quando ricordo quelle partite, giocate da Magic Johnson, Larry Bird, Michael Jordan, Dr. J, David Robinson e mi scuso se non ricordo tutti i dodici del roster, non posso fare a meno di pensare a come quella squadra fosse imbattibile, vincendo l’oro olimpico senza mai andare sotto di nemmeno un canestro.

Poi venne Atlanta: confesso di aver seguito poco l’edizione della Coca Cola non per i soliti boicottaggi alle multinazionali quanto per esami universitari, ma rimane nella memoria di noi appassionati la corsa strana e bassa di Michael Johnson e la fine del record del mondo di Mennea sui 200 metri. Poi a Sidney nel 2000 l’edizione dei nuotatori italiani, straordinari, e quindi otto anni fa ad Atene, giochi stupendi ma pagati – mi sembra – un po’ troppo profumatamente.

Nel 2008, invece, a Pechino, le mie ferie coincisero proprio con i Giochi, e prima di andare al mare, con mia moglie (e la bambina ancora embedded!) ci gustavamo stupendi match di pallavolo e di basket. E poi la Regina: l’Atletica Leggera!

Adesso i Giochi si disputeranno nella mia Londra: amo moltissimo la capitale inglese e mi dispiace un tantino non poterla vivere immersa nei Giochi. Quanto mi sarebbe piaciuto gustarmi il torneo di tennis sull’erba dell’All England Lawn Tennis & Croquet Club a Wimbledon.

Pazienza, mi accontenterò della copertura globale offerta da Sky, con buona pace di Elisa che si potrà scordare i suoi cartoni animati per due settimane!

Naturalmente questo blog va praticamente in vacanza: sì lo so potrebbe sembrare contraddittorio per uno che spesso scrive di cloud, twitta, commenta, condivide. Ed infatti non è che voglio chiudere del tutto: solo che non mi va proprio di seguire vicende politiche, economiche, tecnologiche: per le prossime tre/quattro settimane ho in programma una disintossicazione forzata dal pessimismo cosmico che ci ha ormai invaso, ogni giorno, in tutti i mezzi di comunicazione che conosciamo.

Voglio godermi la mia Sicilia, quella devastata da settanta anni circa di cattiva politica ed amministrazione: non soltanto dei politici locali, si badi bene, come adesso stanno lasciando intendere molti organi di informazione, a partire da Libero. Perché la Sicilia e la sua particolare situazione è stata un bene per la stabilizzazione di taluni governi nazionali, a partire dalla Democrazia Cristiana della Prima Repubblica, che aveva un enorme bacino di voti nell’isola (ed in particolare la componente andreottiana) al centro destra berlusconiano. Al direttore Belpietro ricorderei, se ne avessi la possibilità, che senza il 61 a 0 del 2001 nella mia terra, col cavolo che Berlusconi avrebbe vinto le elezioni politiche e quindi sarebbe tornato a Palazzo Chigi a devastare ulteriormente conti e istituzioni pubbliche. Non è che l’autonomia o le prebende fanno comodo quando conviene e fanno schifo dopo, quando c’è da pagare il conto!

Comunque – dicevo – saranno quattro settimane di disintossicazione dai problemi, cercando di godermi i sapori della mia terra, dalla colazione (granite, plurale!, e brioches, idem!) alla cena (si può avere un’intossicazione da pesce? Boh! Vedremo!); il mio mare, dagli scogli di Aci Trezza ai ciottoli di Taormina e Fiumefreddo, passando per la sabbia dorata della Playa di Catania; la mia casa, con le sue due stupende viste, sul Golfo e sull’Etna.

Sperando naturalmente di non ingrassare troppo …

p.s. per chi si fosse perso negli ultimi giorni le cavolate sulle feste civili e religiose, e prima ancora sulle settimane di ferie da eliminare (da parte del prof. Polillo) affinché il PIL aumenti, vorrei osservare una cosa: ammesso e non concesso che il PIL veramente cresca a fronte di più ore lavorate a me sembra tuttavia più un trucchetto contabile che una vera misura per la crescita, senza scomodare oltre tutto il fatto che il turismo ne risentirebbe certamente senza ponti. Perché quello che manca, al nostro Paese, mi sembra sia una visione che i posti di lavoro li crei e quindi porti una vera crescita strutturale. Perché possiamo anche pensare di arrivare, faccio per assurdo, a lavorare 313 giorni l’anno (ho escluso le domeniche perché essendo un paese clericalissimo non credo che si arriverà mai a tanto) e anche per 10 ore al giorno. Ma se non facciamo sì che la qualità dei nostri prodotti e servizi risulti competitiva (cioè si vendano!) alla fine sarà semplicemente tutto inutile! Tornando alla situazione odierna molte aziende preferiscono adoperare i ponti per effettuare chiusure aziendali mirate, in maniera tale da sfoltire il monte ferie accumulato dai dipendenti: quindi anche in ambito industriale forse sarebbe il caso di mettersi d’accordo, almeno tra mano destra e mano sinistra! Dobbiamo lavorare di più o dobbiamo fare ferie? A meno che la voglia sia quella di rinegoziare l’istituto delle ferie, ma forse questo andrebbe quanto meno retribuito …

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